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Teresa Di Janni, Serva Di Dio

 

 

Terziaria Francescana e madre di famiglia

www.teresadijanni.it

BREVE PROFILO BIOGRAFICO

La nascita

Teresa Di Janni nasce a Gaeta il 15 giugno 1872. Trascorre serenamente l’infanzia e frequenta la scuola elementare, ma a tredici anni deve abbandonare gli studi per l’improvvisa e immatura morte della mamma, avvenuta nel 1885. Questa triste circostanza impone a Teresa la grave responsabilità di fare da madre alle sorelle e al fratellino Giacinto ed aiutare il padre nell’amministrare la propria società.

Lo spirito di preghiera

Malgrado l’esiguità di tempo disponibile, Teresa ricrea il suo spirito leggendo la Bibbia e le biografie di santi, sviluppando in lei un grande amore verso Dio, la Madonna e il prossimo. E’ assidua all’Eucarestia feriale.

La consacrazione

Negli anni 1884-1886 si diffonde un’epidemia colerica. Teresa ne è contagiata e, durante una crisi della malattia, si consacra a Maria Santissima e al Signore emettendo voto di verginità. Tornata a casa aderisce al Terzo Ordine Francescano nella Parrocchia di San Giacomo Apostolo e all’associazione della Madonna Addolorata. Don Salvatore Catanzano, suo parente, ne viene a conoscenza e la dissuade dicendole che i voti si possono fare soltanto al compimento del 21° anno di età.

Il matrimonio

A vent’anni, dopo le continue richieste di matrimonio avanzate da Giuseppe Magliozzi e le insistenze del padre, Teresa si sposa il 1° luglio 1893. Nascono i primi figli e gli anni di vita coniugale scorrono sereni fino al 1905 quando suo suocero, Antonio Magliozzi, coinvolge la famiglia in una crisi finanziaria. Nonostante tutto Teresa continua a fare la carità con cibo e medicine dei quali lei stessa si priva.

La carità verso il prossimo

Ogni mattina si reca a Messa poi, sistemate le faccende di casa, esce per visitare chi ha bisogno di cure portando ciò che occorre ed esortando alla rassegnazione nella sofferenza per Amore di Gesù. Teresa non sta mai in ozio e tutto quello che prepara è solita condividerlo con alcuni poveri e persone vicine, anche se da loro ha ricevuto un torto.

Lo spirito di penitenza

Dal 1911 subisce molte disgrazie: il parto di una bambina moribonda, il cadere ammalata di vaiolo della figlia Maria, la morte del suocero Antonio, la morte del figlio Riccardino durante l’epidemia della “spagnola”, l’infezione tifoidea della figlia Erminia, la morte del marito Giuseppe. A tutte queste sciagure Teresa risponde “Iddio dà e Iddio toglie, fiat voluntas sua” e non perde mai la speranza in Dio, continuando come sempre ad assistere i bisognosi.

L’ansia per la guerra

Nel 1940 l’Italia entra in guerra. Per evitare i continui bombardamenti su Gaeta da parte degli alleati e i rastrellamenti delle truppe tedesche, Teresa si rifugia inizialmente a Pastena e poi si trasferisce a Roma dal figlio Antonio dove, nonostante i vari pericoli, continua a partecipare quotidianamente all’Eucarestia.

La povertà

Conclusa la guerra, Teresa, contenta che i propri cari sono tutti salvi, fa ritorno a Gaeta dove trova la casa completamente distrutta e con essa ogni suo bene. Teresa accetta ancora una volta questa contrarietà e va ad abitare con la figlia Erminia in un appartamentino della nuora Olga.

Il sostegno per un monastero

Molti dei suoi risparmi li utilizza per la costruzione di un monastero delle suore Romite Battistine a Pastena, nei locali della Chiesa Madonna delle Grotte, fatti edificare dalla figlia Maria, che, vi aveva a sua volta profuso gran parte del proprio stipendio come insegnante a Pastena. Più tardi, dopo la morte di Teresa, la figlia Maria diventerà suora, proprio in questa famiglia religiosa.

Il compimento del Giubileo

Nel marzo del 1950, in occasione dell’Anno Santo, Teresa viene in pellegrinaggio a Roma, visitandovi le Basiliche del Giubileo con grande devozione e fede. Alla conclusione del viaggio, ricca di gioia interiore per ciò che ha compiuto e piena di serenità, si sente già pronta per l’ultimo viaggio di distacco da questo mondo.

Il distacco dal mondo

Sentendosi vicina alla morte, si prepara a questo solenne momento raccogliendosi in preghiera ed affrontando senza lamenti le sofferenze di una breve malattia finale. Nelle prime ore del 24 agosto 1950, dopo aver ricevuto la visita del suo confessore, compie con il sorriso sulle labbra il grande passaggio alla nuova vita in Cielo.

Il riconoscimento della Chiesa

Il 25 giugno 1982 la Congregazione per le Cause dei Santi autorizzò l’introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio Teresa Di Janni ed il 12 luglio l’iniziativa venne ratificata dal Santo Padre Giovanni Paolo II.
Il Processo Canonico diocesano iniziò il 25 settembre 1982, su decreto dell’Arcivescovo di Gaeta mons. Luigi M. Carli e si concluse il 28 gennaio 1990 sotto il nuovo Arcivescovo di Gaeta, mons. Vincenzo M. Farano.
Il 7 maggio 1994 la Congregazione per le Cause dei Santi emanò il Decreto di Validità dei processi cognizionale e addizionale.

 

LE MASSIME

Ogni amore è fuoco, ed ogni fuoco deve alimentarsi.

L’amore Eucaristico non sfugge questa legge, anch’esso ha bisogno di alimento.

L’esca dell’amore, la dà l’intelligenza, i pensieri rinvigoriscono i palpiti.

Il bene amato più si conosce e più si stima.

L’amore è sacrificio.
Senza sacrificarsi per la persona amata, è un bene falso e bugiardo.

Più si pensa e più si ama: ecco perché quello che è l’acqua per la pianta, l’olio per la lampada, il carbone per il fuoco, è la meditazione per l’amore a Gesù.

…….. se dunque le considerazioni sono eucaristiche, eucaristico è il fuoco che ne viene fuori.

LUOGHI DI VITA DELLA SERVA DI DIO

Casa Natale di Teresa Di Janni

Qui abitò Teresa dalla nascita, avvenuta il 15 giugno 1872, al matrimonio. Suo padre Antonio era armatore e Capitano di Lungo Corso. Sua madre, Maria Dorotea Di Campo, di buona famiglia e timorata di Dio, morì nel 1885 lasciandola, appena tredicenne, primogenita di tre sorelle, Virginia, Adalgisa, Clorinda e di un fratellino, Giacinto.

Teresa, responsabile e matura per la sua età, Dovette dedicarsi a loro a costo di un pesante sacrificio: lasciare la scuola.. Tuttavia, desiderosa di apprendere, nei momenti liberi lesse avidamente tutti i libri che trovò in casa, fra i quali, testi sacri e vite di Santi regalati a sua madre dallo zio sacerdote, don Salvatore Catanzano. Ben presto, nel raccoglimento delle ore notturne, mentre le voci dei piccoli tacevano ed i rumori del vicolo si spegnevano, a queste letture fece seguire la meditazione e la preghiera.

Le lettere R.D.J., sulla chiave di volta di questa porta d’ingresso, stanno per Raffaele Di Janni, nonno paterno di Teresa. La costruzione risale al 1847 ed è ubicata ai numeri 20 e 22 di Vico 21 sul Lungomare Caboto, già Corso Attico.

Fiat Voluntas Tua

Il I° luglio 1893 Teresa lasciò la casa paterna per andare sposa a Giuseppe Magliozzi. Giovanissima in un momento d’ intenso misticismo, aveva fatto voto di verginità ma, quando i familiari ne vennero a conoscenza, la rimproverarono e la distolsero con fermezza. Tuttavia ella conservò un ardente desiderio di entrare in convento appena raggiunta la maggiore età. Non le fu consentito.

In obbedienza a suo padre, che la voleva sposa di un giovane onesto e degno di lei che con insistenza la chiedeva in moglie, accettò il matrimonio come “volontà di Dio” .
Nel “Si “ pronunziò il “ Fiat “ – come lei stessa scrisse in una lettera - e, nello stesso tempo, chiese al Signore la Grazia di infondere la vocazione in una sua futura figlia accettandola in sua vece.
Fu esaudita: la terzogenita, Maria, costruì un monastero dove furono accolte le Suore Romite Battistine di Roma, delle quali accettò la Regola e l’abito.
A maggior gloria di Dio anche un suo nipote riceverà la “Chiamata”. Appena laureato in Medicina, Giuseppe Magliozzi, figlio di Alfredo, entrò nell’Ordine Ospedaliero dei Fatebenefratelli fra i quali, memore dell’esempio della nonna, tuttora svolge i suoi incarichi di responsabilità con esemplare dedizione.

La Jella

Questa proprietà, nota come La Jella, è situata in Via Indipendenza, a breve distanza dal palazzo dove abitava Teresa e dalla Chiesa dei S.S. Cosma e Damiano. Constava di un’abitazione a due piani data in affitto e di un giardino dove Teresa veniva giornalmente a rifornirsi d’uova per la famiglia e per farne carità.

Vi crescevano rigogliose rose di maggio che portava in chiesa, astenendosi dall’aspirarne il profumo “per mortificare l’olfatto” – così diceva - come non gustava le primizie “per mortificare il gusto”.

Le lettere A.M. sulla chiave di volta stanno per Antonio Magliozzi, il suocero di Teresa, proprietario di terreni in località Ariana, San Vito, Longato e Conca dati a mezzadria e di case date in affitto. L’anno è quello della costruzione. Passò in eredità ai figli Giuseppe, Ludovico e Concettina.

La casa dove visse Teresa

Uno scorcio di Corso Attico dal porticciolo del Mandracchio, noto come Villa delle Sirene e Salita Le Bigne come appariva nei primi anni del ‘900 . Sulla sinistra è visibile il palazzo appartenente alla famiglia Magliozzi, dove Teresa andò ad abitare dopo il matrimonio con Giuseppe. Con la nascita della numerosa prole, 14 figli, fu costruito un altro piano, con tettoie e terrazzo.

A pianoterra, fronte Villa della Sirene, prospiciente il mare, v’era il “magazzino”, dove il pescato giornaliero veniva selezionato e suddiviso per qualità ed avviato alla vendita nei paesi limitrofi. Sul lato Salita Le Bigne c’era l’ingresso alle cantine sottostanti: lì si faceva il vino e lo si conservava nelle botti fino alla vendita. Tutto l’edificio andò distrutto con gli eventi bellici e non fu più ricostruito per circostanze logistiche sfavorevoli.
Teresa scriveva a sua figlia Maria a Pastena: “(…) La guerra ci tolse tutto: casa, beni, rovinò tutte le terre, le tasse sono aumentate e tu sai la fine del vino. Pazienza! Tutto dispone Dio pel nostro bene, per torci l’amore alla ricchezza, alle cose mondane, agli onori. Ci vuole sue. Neppure una camera si può comprare, pazienza. Siamo diventati poveri, ci adatteremo come gli uccelli senza lusso, senza grandezze umane”. E pure faceva la carità di ciò che le davano i figli per mangiare e viveva felice perché imitava la povertà di San Francesco del quale fin da fanciulla aveva abbracciato la Regola del Terzo Ordine Francescano.

Via Indipendenza

Dopo il matrimonio Teresa si trasferì dalla Parrocchia di San Giacomo a quella dei S.S. Cosma e Damiano, conservando tutte le sue abitudini religiose. Iscritta all’Azione Cattolica, partecipava alle attività parrocchiali anche a costo di sacrifici perché la sua famiglia diventava sempre più numerosa con la nascita dei figli che ella accettava con gioia, come vero “dono di Dio”.

Ogni giorno percorreva questo tratto di Via Indipendenza che separava la Chiesa dalla sua abitazione, sulla Salita Le Bigne. Nonostante l’ora mattutina la strada non era mai deserta perché queste case erano abitate per la maggior parte da contadini e pescatori che si recavano al lavoro prima del sorger del sole. Gli uni per raggiungere le campagne sulle colline molto distanti, gli altri per scioglier le barche dagli ormeggi, arrivare al largo e gettare le reti.
Qui tutti conoscevano Donna Tresina, come la chiamavano loro, e le si rivolgevano con confidenza e fiducia. Teresa, sempre prodiga verso ogni necessità, riservata e semplice, consigliava la Fiducia in Dio e l’accettazione delle Sue prove.
Nelle controversie sollecitava al perdono “per amore di Dio che c’insegna a perdonare”. Nei lutti e nelle avversità confortava con le parole: “Dio dà e Dio toglie”.

Chiesa dei S.S. Cosma e Damiano.

Fu la prima chiesa costruita in Via Indipendenza, dedicata al culto dei due Santi Taumaturghi. Per la sua posizione, fuori dalle mura della città fortificata, fu distrutta più di una volta dai saraceni durante le loro scorrerie lungo la costa, ma sempre ricostruita sullo stesso luogo per volontà dei fedeli.

L’ultima distruzione risale alla Seconda Guerra Mondiale ma non fu seguita dalla riedificazione. Le statue dei due fratelli Santi furono trasferite nella Chiesa degli Scalzi, ed oggi una costruzione assai modesta accoglie i residenti della zona per la Messa domenicale. Questo Portale è ciò che resta della Chiesa esistente nella prima metà del novecento.

Teresa, sposa e madre, vi si recava ogni mattina prima dell’alba, aspettando in preghiera l’apertura seduta sui gradini. Era molto devota ai Fratelli Medici che invocava costantemente per la salute dei suoi familiari e di quanti sapeva in precarie condizioni Partecipava alla Santa Messa e riceveva l’Eucarestia, suo Cibo quotidiano, che la sosteneva e la fortificava nell’esercizio delle Virtù Teologali, Fede, Speranza e Carità.

Il parroco dal 1926 fu don Salvatore Buonomo, il quale divenne suo Padre Spirituale e la guidò fino all’alba della nuova vita. Negli ultimi giorni della breve malattia che la porterà alla morte così Teresa gli scrisse:

“Molto Reverendo Padre, voglio aprirle l’anima mia, perché in confessionale non mi è dato poterlo fare (…) Lei mi disse – Ricordati che il Signore vuole l’amore del prossimo e Lui per primo chiese al Padre di perdonare i suoi uccisori. - L’ho fatto e ne sono contentissima e tanti tanti consigli datemi da lei, ascoltati con vero pentimento, li ho meditati: essi hanno estirpato tutti i miei difetti. Mi sento rinata a nuova vita. Questa è la mia vita. Ogni giorno desidero Gesù; quando non lo posso Lo prendo spiritualmente. (…)

Fu don Salvatore che, riconoscendo in Teresa doti non comuni, la guidò sul sentiero della Santità. Alla sua morte ne fece conoscere gli scritti e le opere di carità e misericordia compiute e compose la preghiera alla SS.Trinità, con approvazione dell’Arcivescovo Casaroli, che ancora oggi viene riportata sui ricordini.

Passo dopo passo

Passo dopo passo, con andatura frettolosa nel vigore dell’età per non sprecare tempo, con piede lento nell’avanzare degli anni, Teresa percorse quotidianamente quest’antico basolato per recarsi nelle chiese di Via Indipendenza e poi oltre, fino al Santuario della Santissima Trinità ed al Tempio di San Francesco.

Camminava con umiltà a capo chino, rasentando il muro delle case, immersa nella recita del Santo Rosario e delle giaculatorie, ma volentieri offriva consiglio e conforto a chi la fermava per via.

Santuario della SS. Trinità.

Spesso, nelle prime ore del pomeriggio, quando di solito ci si concede un breve riposo, Teresa lasciava la sua abitazione e si recava a questo Santuario.
A piedi, lungo la strada quasi deserta, con la calura estiva o con il soffiare del vento forte, che i gaetani chiamano Garigliano, o sotto la sferza della pioggia, affrontava la salita della Montagna Spaccata passando per Via Begani, rasentando i torrioni dove le sentinelle stavano “all’erta”.

Andava, recitando il Rosario, offrendo il disagio e la stanchezza, come una salita al Golgota, per raggiungere nel silenzio e nella solitudine Gesù Crocifisso. Nella Cappella sulla roccia, dove il rumore insistente delle onde copre ogni altro suono, Teresa meditava l’agonia del Dio “Signore, non potei essere tua sposa, sia teco nei patimenti “.

Sulla via del ritorno Teresa è ebbra di misticismo tanto da non badare alle curve della strada: la percorreva senza girare se non quando giungeva all’ostacolo del muro che la fiancheggiava. Assumeva così un’andatura a “zig-zag”, come testimoniò una signora, abitante in Via Begani, che la vedeva passare sotto le sue finestre.

Il sostegno alla costruzione del Monastero a Pastena

E’ doveroso ricordare un’opera meritoria compiuta da Teresa: aver sempre sostenuto sua figlia, Maria Magliozzi, con ogni mezzo materiale e spirituale, nella realizzazione di un gravoso impegno assunto agli inizi della sua carriera di insegnante elementare: la costruzione di una chiesa con annesso convento nei pressi delle Grotte di Pastena, in località San Cataldo. L’istituzione doveva servire, oltre che a dare i servizi religiosi agli abitanti della zona, molto distante dal paese, ad accogliere i bambini che i genitori, impegnati nei lavori dei campi, non potevano accudire adeguatamente.

“ …Coi soldi che riceverai dai danni di guerra, accomoderai la Chiesa. Continua costante quest’opera, sebbene io credo che tu da sola, dovendo pensare alla scuola, non potrai provvedere all’accomodo. A chiamare muratori e comprare materiali… Speriamo in Dio. Per ora si vede chiaro la sua manifestazione, fino adesso tutto è miracolo quello che procede. Si vede proprio la Mano di Dio in tutto quanto avviene. Benediciamo la sua Onnipotente Mano e preghiamolo che la mantenga sempre ferma sul capo affinché ci dia modo di lavorare tutto a Sua gloria ed onore. Il lavoro si deve santificare con le opere buone specie se tende a questo scopo. Onorare Gesù e la Sua Santissima Madre ed aiutare il prossimo, raccogliendo bambini destinati all’avvenire della Patria, educandoli, istruendoli, rendendoli utili a loro ed alla Patria e togliendoli dalla strada dove crescono abbandonati a se stessi, in balia delle proprie passioni e del vizio. Io credo che il Signore proteggerà l’opera a Lui destinata, coi più strepitosi miracoli.” In Te Domine speravi, non confunder in aeterno “. (Da una lettera del 3 novembre del 1948 diretta alla figlia Maria a Pastena)

Le Suore Battistine si stabilirono nel monastero nel giugno del 1951 e vi rimasero fino ad alcuni anni fa. Oggi è Convento di Clarisse.

Nel 1951 il monastero fu donato alle Suore Romite Battistine alle quali fu concesso di dedicarsi alle cure dell’infanzia ed alle necessità degli abitanti della campagna limitrofa. La loro preziosa opera durò cinquant’anni poi le ultime due suore, anziane e non più autosufficienti, rientrarono in famiglia per essere assistite ed il monastero chiuse i battenti

I disegni imperscrutabili di Dio erano altri.

Dopo qualche anno il Sindaco, interprete dei desideri degli abitanti della zona Grotte di Pastena, si rivolse all’Arcivescovo di Gaeta nella cui giurisdizione si trova la cittadina frusinate, sollecitando la venuta di altre religiose. Sua Ecc. Mons. Pierluigi Mazzoni, felicemente ispirato, si pose subito all’opera e compì quanto umanamente non si poteva prevedere.

Il 4 ottobre del 2003, sotto il serafico auspicio di San Francesco, e di Santa Chiara, nel 750° Anniversario del suo glorioso Transito Sua Eccellenza ha solennemente benedetto l’ingresso di un nucleo di Suore Clarisse fra quelle mura, frutto dell’impegno, dei sacrifici, della preghiera e soprattutto della Fede di due umili donne: Maria Magliozzi e sua madre Teresa Di Janni, Serva di Dio e Terziaria Francescana, che aveva adeguato la propria vita allo Spirito Evangelico del Poverello d’Assisi.

 

TRADIZIONE MARINARA

La famiglia di Teresa Di Janni era d’antiche tradizioni marinare. Il nonno Raffaele, il padre Antonio, il fratello Giacinto, che divenne comandante, avevano tutti il diploma di Capitano di Lungo Corso, e così una lunga fila di zii e cugini. Il genero, Gaetano Capodanno marito di Rosa ed il cognato Salvatore Leboffe marito della sorella Clorinda, furono anch’essi comandanti. Legati alla vita del mare suo marito e due suoi figli.
Come la maggior parte delle donne di Gaeta Teresa conobbe le ansie e le angustie dell’attesa e della solitudine e conobbe l’angoscia e la paura della forza crudele del mare. Cercò rifugio affidandosi alla Volontà di Dio che dà e toglie secondo i suoi disegni. Ma, pur nella fiducia in Lui, non cessava di invocare la protezione della Vergine Mediatrice sui suoi cari. E le preghiere alla Madonna di Porto Salvo, venerata nell’antica Chiesa del convento degli Agostiniani Scalzi, oggi nota come Chiesa degli Scalzi, furono sempre esaudite. Tutti fecero ritorno nonostante i pericoli e le tempeste e lei, con Fede, ringraziava Maria Santissima con offerte di Sante Messe e di ceri.

La Stazione ferroviaria

La stazione ferroviaria esistente negli anni giovanili di Teresa. Dal 1° Aprile 1897 il Borgo di Gaeta divenne comune autonomo con la denominazione di Elena in onore della Principessa Elena di Montenegro, futura Regina d’Italia. Con decreto del 17 febbraio 1927 di S.M. Vittorio Emanuele III i due comuni di Gaeta ed Elena furono riuniti.

Benché non facesse viaggi, il treno era sempre presente nelle attività e nei pensieri di Teresa Di Janni, ora Magliozzi, perché i suoi figli erano quasi sempre lontani: il figlio maggiore, Antonio era ufficiale della Marina Mercantile come Corradino, Alfredo e Giacinto frequentarono prima il liceo a Sessa, poi l’Università a Napoli. In seguito l’uno, entrato in Polizia, si stabilì a Roma e l’altro, medico, partì militare per l’Africa, poi, con lo scoppio della 2°guerra mondiale, per Arpino. Teresa aveva con loro una fitta corrispondenza quasi giornaliera: alcune delle sue lettere ritrovate testimoniano il suo costante impegno nell’inculcare nei suoi figli i più alti ideali di vita.
Suo figlio Antonio, ufficiale di Complemento richiamato nella guerra 1915-18 ed in quella successiva, testimoniò: “Mia madre mi scriveva quasi ogni giorno lunghe lettere trattando argomenti religiosi e patriottici che inculcavano nel mio animo pace e serenità. Sinceramente, se ho vissuto tutta la mia vita sempre con gli stessi sentimenti lo debbo a mia madre che ha saputo educarmi instillando nel mio cuore la vera Fede di Cristo che c’insegna ad amare il prossimo, accettando con santa rassegnazione sia il bene che il male”

Dove riposano i resti mortali di Teresa

La cappella S. Rosa nel cimitero di Gaeta accoglie i resti mortali di questa semplice creatura.

Come nella vita, anche nel riposo eterno, Teresa continua a distinguersi per quella mirabile virtù dell’umiltà.

In questo luogo silenzioso, quasi nel nascondimento, in fondo al corridoio a destra dell’entrata, si scorge l’immagine del volto di Teresa, su una semplice lapide che ricorda le date dell’inizio e della fine della sua avventura terrena.

La luce della lampada votiva, sempre accesa, sembra accompagnare il riposo di Teresa e ad indicare un’altra luce, quella di Cristo povero e crocifisso, che lei in vita ha sempre seguita.

LA PREGHIERA

Verso la Tomba.

La via dell’esilio per me volge alla fine. Tra pochi anni, forse tra pochi giorni, me ne andrò.
Che pensiero! Dover lasciare il Tabernacolo di Gesù …non più adorar quell’ Ostia…non più far la Comunione!
O cara lampada del mio Gesù, tu almeno continuerai a mandar lo scintillio di tua fiamma su quella porticina… e io dovrò spegnermi al soffio gelato di morte. Verranno qui tante anime ancora a celebrar con l’Agnello le nozze immacolate della Carità, e io… non ci sarò più.
Tanti cuori verranno ancora a saziarsi di quel Corpo e di quel Sangue e il mio non ci verrà più. Mille e mille voci continueranno a cantar le tue lodi Eucaristiche……….
Grazie, o Gesù. Mi chiamasti le mille volte e mille alla Tua mensa, mi facesti il tabernacolo vivente del Tuo Amore.
Grazie, o Gesù. Mi soaveggiasti la vita con i conforti che tu solo sai il segreto di dare ai lacrimanti Tuoi figli.
Grazie, o Gesù. Mi privilegiasti con quei doni, con quelle chiamate, con quelle preferenze che Tu sai.
Grazie, Gesù. Mi amareggiasti il cuore con certi disinganni che tanto mi aiutarono a stringermi a Te. …
Io ti prego, o Gesù: quando sarà giunta l’ora estrema, vieni a darmi ancora una volta il tuo perdono; vieni a restituirmi anche una delle tante visite che ricevesTi nel Tabernacolo da me; vieni a cancellarmi gli ultimi resti del peccato; vieni a benedirmi e a raccogliere dentro il Tuo Costato la stanca anima mia.
Io ti prego, o Gesù: non t’allontanar dal fianco mio, finché non sia terminata la mia carriera, e fa che l’istante solenne della morte sia per me l’atto più puro e più santo di adorazione, di pentimento, di gratitudine e di preghiera……

CAUSA DELLA SERVA DI DIO Teresa Di Janni

Costituzione del Tribunale Diocesano

Essendo stato autorizzato dalla S. Sede ad istruire il processo cognizionale per la Beatificazione della Serva di Dio TERESA DI JANNI, con mio pubblico decreto del 26 luglio u.s., ho stabilito che l’apertura del processo abbia luogo nella Cattedrale di Gaeta sabato 25 settembre p. v., alle ore 17,00.

In ottemperanza a quanto stabilito dal Rescritto della S.Congregazione per le Cause dei Santi in data 12 luglio 1982, prot. 1415-7/1982, a formare il Tribunale Diocesano, nomino le seguenti persone:

GIUDICE PRESIDENTE: Mons. Francesco Musella
CONGIUDICI: Can.co Don Marco Pimpinella
Can.co Don Giuseppe Parisi
PROMOTORE DELLA FEDE :Don Marciano Buonaugurio
VICE PROMOTORE DELLA FEDE: Mons. Raffaele Bergantino
NOTAIO: Can.co Don Alberto Giordano
VICE-NOTAIO :Can.co Don Gerlando Fragapane
POSTULATORE DELLA CAUSA : P. Germano Elia Cerafogli OFM
VICE-POSTULATORE DELLA CAUSA: Mons. Giovanni De Vellis

Le predette persone presteranno il giuramento di rito in apertura del processo cognizionale.

Gaeta, 20 settembre 1982 L’ARCIVESCOVO

+ Luigi M. Carli

Chiusura del Processo Canonico Diocesano
per la Beatificazione e Canonizzazione
della Serva di Dio
Teresa Di Janni
Il processo canonico diocesano per la Beatificazione e Canonizzazione della Serva di Dio Teresa Di Janni durò cinque anni, durante i quali vennero tenute 189 sedute e venne chiuso il 28 gennaio 1990 con una seduta pubblica presieduta dall’Arcivescovo Mons. Vincenzo M. Farano, a cui seguì una solenne celebrazione eucaristica.

Nel manifesto che annunciava la chiusura del processo diocesano descriveva Teresa come donna semplice ma che ha vissuto nello spirito del Vangelo la quotidianità della sua esistenza terrena, praticando in grado non comune l’esercizio delle virtù cristiane.

Il manifesto che annuncia la chiusura del processo canonico diocesano

GRAZIE RICEVUTE PER INTERCESSIONE DI TERESA

Dalle Relazioni deposte in occasione del Processo Diocesano ed allegate agli Atti depositati presso il Postulatore della Causa

Pastena 04-10-1950 Maria Magliozzi
Pastena 20-10-1950 Lucia Frattarelli De Lellis
Pastena 15-01-1950 Alessandrina Morrone
Gaeta 05-05-1951 n. n.
Boston,U.S.A. 14-02-1952 Angelo e Rosa Ziini
Agrigento 21-03-1957 Suor Celina Pinto
Gaeta 07-10-1965 Olga Pinto
Gaeta 07-10-1965 Maria Uttaro Mastrogiovanni
Fondi 21-08-1976 Erminia Placitelli Terenzi
Roma 15-01-1977 Fra’ Giuseppe Magliozzi
Gaeta 18-07-1978 Elisa Scalesse
Gaeta 10-06-1979 Elvira D’Ottone
Fondi 30-10-1979 Maria Ingrao Liguori
Pico 12-06-1979 Tersina Conti
Pastena 09-12-1979 M.Giovanna Nardone
Genova 09-07-1980 Padre Luigi Pancrazi SFP.
Gaeta 28-08-1980 Elvira D’Ottone
Carnello 10-07-1981 Silvana De Ciantis
Genova 10-10-1980 P.Luigi Pancrazi SFP.
Pastena 30-07-1981 Suor Maria Candida
Carnello 10-07-1981 Silvana De Ciantis
Gaeta 17-08-1981 M.Teresa Magliozzi
Gaeta 25-09-1981 Ida Gamba
Broccostella 04-10-1981 Lucia Vitale
Fondi 25-10-1982 Giulia Boccia Padula
Broccostella 19-01-1983 Lucia De Ciantis
Roma 25-10-1987 Ezelinda Altieri

CARTA 2000 DELL’ORDINE FRANCESCANO E LA TESTIMONIANZA DI TERESA

Dalla Carta Ofs 2000 (parte prima)

Professare oggi la Regola nel Terz’Ordine…
per essere nella Chiesa…totalmente della Chiesa..
per appartenere ad una famiglia spirituale…….
per accogliere una vocazione particolare………
per aderire con tutto il cuore,
con tutta l’anima e con tutta la mente,
con tutta la nostra forza
ad uno speciale progetto di Dio
per essere figli e sposi e fratelli e madri del
suo Figlio……
Professare è una scelta
nell’ordine dell’ “identità”…..
è il “compromettersi” in una azione, in divenire capace di generare beatitudine…….

Dalla Regola Ofs

“Sepolti e risuscitati con Cristo nel battesimo che li rende membri vivi della Chiesa, e ad essa più fortemente vincolati per la professione, si fanno testimoni e strumenti della sua missione tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola. Ispirati a S. Francesco e con lui chiamati a ricostruire la Chiesa, si impegnino a vivere in piena comunione con il Papa, i Vescovi e i Sacerdoti in un fiducioso ed aperto dialogo di creatività apostolica”. (Art. 6)

Dalla testimonianza di Teresa

Teresa Di Janni in tutta la sua vita si rivela una donna piena di fede. Proprio la fede è la luce che dirige i suoi passi fin dalla fanciullezza. Confida moltissimo in Dio che è il principio e l’ultimo fine di tutte le sue azioni.
Cresciuta nel recinto sicuro di una famiglia cristiana, ha sperimentato la difficoltà del vivere integralmente la vita cristiana a contatto con un uomo che le circostanze della vita avevano reso apatico in materia religio-sa.

Tenerissima madre con i suoi numerosi figli, non esitò a chiedere al Signore la loro morte piuttosto che il peccato. Libera dai doveri che la legavano alla famiglia, tornò in lei il richiamo del chiostro; e, non potendo offrire se stessa, volle con la figlia, suora, un monastero da lei fondato.

Non mancava mai alla Messa quotidiana ed alla Comunione Eucaristica, pur essendo oberata sin da fanciulla dagli impegni ed obblighi familiari. Gesù Eucarestia era veramente per Teresa nutrimento e forza. E quando, durante una malattia, era costretta in casa diceva: “Ma perché o mio Gesù sono condannata a stare tanto tempo su questo letto di dolore! Stavo così bene vicino al Tabernacolo! Non vedere più quella porticina…quell’Ostensorio, quell’Ostia mi amareggia il cuore”.

Ha sempre aderito con tutta se stessa allo speciale progetto di Dio: “Quello che lui comanda – diceva spesso – è tutto ben fatto. Ci stritola col maglio, col torchio per purificarci e premere le virtù come col torchio si pigia l’uva. Bisogna tutto affidare a Lui”.

Dopo la sua morte è stato scritto: “Il più grande conforto è per noi – fratelli e sorelle -, in un’ora umanamente sì triste, il poter constatare che col caro volto di Teresa, impresso in fondo al cuore, resta ancora sulla terra la scia luminosa, il solco profondo del bene da lei operato e da Dio ritenuto indistruttibile”.

Dalla Carta Ofs 2000 (parte seconda)

Fratelli e sorelle della Penitenza…….
un modo per incarnarsi dello Spirito di Dio
che diviene fecondità per quelli che
fanno penitenza…………
diviene capacità di fraternità universale…..
e oltre…….
E quelli che non fanno penitenza
e non osservano quanto promisero
rischiano di “non divenire”…..
di rimanere prigionieri di una identità fantasma…
Di quelli che fanno penitenza……
una specularità che esorta alla vigilanza,
e che esige costante “riparazione”
e necessita del continuo
“riportare al cuore”……
….per essere veramente di Dio nel creato…..

Dalla Regola Ofs

 

“Quali “fratelli e sorelle della penitenza”, in virtù della vocazione, sospinti dalla dinamica del Vangelo, conformino il loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il nome di Conversione, la quale, per l’umana fragilità, deve essere attuata ogni giorno”. (Art. 7)

Dalla testimonianza di Teresa

Temeva sempre di offendere Dio, perciò Gli chiedeva continuamente perdono dei suoi peccati e Lo supplicava di amareggiarle tutta la vita: ”Signore dammi una vita piena di sofferenze per espiare i miei peccati innumerevoli; non potrei esser tua sposa se non nei patimenti”.

Approfittò di ogni occasione avversa per accettare con rassegnazione le disgrazie, le crisi familiari e le malattie sue e dei figli: “E’ meglio soffrire – ripeteva spesso - che godere, per essere sempre unita al Signore nell’orto del Getsemani”.

Durante la gestazione della 3a gravidanza, convinta di generare un’altra bambina, la dedica al Signore con queste parole: “Signore la offro a Te, quale olocausto di penitenza dei miei peccati e di quelli della mia famiglia”.

Dalla Carta Ofs 2000 (parte terza)

Fratelli e sorelle del Dio fatto uomo,
è il cuore del carisma francescano,
è il Mistero dell’Incarnazione,
è l’umanità nuova del Cristo
che si imprime totalmente nel Poverello
e dal suo dono totale genera
una Famiglia di santi in cammino…..
…..in una Fraternità
dono d’Amore ricevuto
e speciale “parola evangelica”
frutto dell’impegno attivo, coerente e fedele
di ogni fratello e sorella
…..in una più ampia Fraternità
articolata in diversi livelli
che nel reciproco e rispettoso scambio
e nell’adesione al principio della sussidiarietà
compiono in pienezza nella Chiesa
e nella società la presenza
dell’Ordine Francescano Secolare
…..in una numerosa Famiglia spirituale
ove religiosi e laici
partecipano allo stesso carisma
e nella comunione vitale reciproca
lo vivono e lo manifestano in pienezza
al mondo come alle origini……

Dalla Regola Ofs

“Tra le famiglie spirituali, suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella Francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S. Francesco di Assisi…..essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa”. (Art. 1)

Dalla testimonianza di Teresa

A soli 13 anni Teresa si è iscritta al Terz’Ordine Francescano e sin d’allora volle imitare in tutto S. Francesco, sia nella preghiera che nel vestire e nel mangiare: fece presto voto di povertà per timore di attaccarsi alla terra e dimenticarsi del Signore che amava all’infinito. Ha vissuto in intensa comunione vitale all’interno di una grande Famiglia spirituale.

Fervido è stato il suo rapporto anche con i fratelli e sorelle del 1° e 2° ordine: il parroco era il suo punto di riferimento, che avvicinava anche con numerose lettere quando era costretta in casa. Con la figlia Maria si è adoperata per la fondazione di un monastero presso le Grotte di Pastena (FR).

Era talmente generosa con il prossimo da donare anche i medicinali a lei necessari; ai figli che la rimproveravano, rispondeva: “A me ci pensa il Signore! La migliore medicina è fare la carità ad un tuo fratello”.

Sistemate le faccende domestiche, Teresa usciva per visitare gli ammalati, per portare loro qualche cosa e li esortava a soffrire in pace e rassegnazione.

La Serva di Dio ha atteso all’esercizio ed all’acquisto delle virtù in modo eroico, dando esempio sin da piccola della sua pietà verso Dio, della sua bontà d’animo, sempre perdonando a tutti le offese ricevute: ha ravvicinato i cuori divisi, riconciliato gli individui e le famiglie, ha dilatato il mondo della pace e della carità. Ha insegnato ai fratelli ad amarsi scambievolmente, a sopportarsi ed a soccorrersi a vicenda. Tutte le sue opere e parole sono state dette e fatte per la gloria di Dio.

Dopo la sua morte, i fratelli e sorelle hanno detto: abbiamo ora una Santa in Paradiso che prega per noi, perché come è stata sempre pronta ad accontentarci in ciò che le chiedevamo, certamente continuerà la sua opera caritatevole ora che ci guarda dal Paradiso.

Dalla Carta Ofs 2000 (parte quarta)

Santi in cammino ancora capaci
di farsi “sposi”
e dare l’armonia tra corpo e spirito,
tra l’operare di Dio e dell’uomo…..
di farsi poveri con i poveri
per ridire nell’oggi la
profezia della povertà evangelica.
Per restituire dignità a tutto ciò che è umano…
a ogni uomo…..a tutto l’uomo……
per rivivere oltre il tempo del Giubileo
la “Cartula di impegno del Terzo Millennio”.

Dal Cantico

“Occorre recuperare l’identità originaria per rendere presente il carisma del serafico Padre, riconoscendo che questo carisma si esprime in un amore reciproco fondato sulla povertà (non solo materiale) e sulla fedeltà alla Chiesa, dando testimonianza di fedeltà all’impegno assunto in modo da impregnare la società, nei suoi vari ambiti, del contributo che viene dalla presenza francescana”.

Dalla testimonianza di Teresa

La sua vita è stata determinata da una volontà sincera di raggiungere la santità, in un’offerta continua di se stessa a Dio sull’esempio della Vergine Madre, di cui era devotissima, e nel fedele adempimento di tutti i suoi doveri.

Sin da bambina, praticò la povertà e l’obbedienza prima in casa con la matrigna, poi con i suoceri ed il marito, e tutti serviva con affetto rendendosi così cara a Dio.

 

Lo Spirito Santo la spingeva alla povertà spirituale, distaccandola completamente non solo dai beni materiali, ma anche da quelli spirituali. Non desiderava quindi amicizie né cercava affetto dal marito o dai figli; non cercava neanche gusti spirituali, perché l’unico suo desiderio era di soffrire assieme a Gesù.

Nessun povero bussò mai invano alla sua porta, né ella temeva di privarsi del necessario, pur di non rimandare a mani vuote chiunque, in qualunque bisogno e per qualunque circostanza, si fosse rivolto a lei. Una carità senza limiti e senza scelta. Correva là dove pensava vi fosse bisogno di una buona parola.

Così la definì il Cardinale Palazzini: “Teresa di Janni in Magliozzi, anche da un punto di vista umano è una donna completa: figlia di famiglia, sposa e madre, ha molto da insegnare al mondo convulso di oggi; a quel mondo che sembra spingersi alla ricerca degli estremismi più assurdi, dal femminismo esagerato al terrorismo organizzato, dalla droga al commercio del proprio corpo. Teresa fu donna pienamente cosciente dei suoi diritti e doveri. Non si rifiutò all’amore umano. Accettò di dare il suo cuore ad un altro essere, ma non lo sottrasse a Dio. Non ebbe paura delle tribolazioni e delle prove, perché il suo sacrificio fosse di esempio e facesse trionfare il Vangelo. Ecco la donna, la vera donna che lotta per la vera promozione umana nell’evangelizzazione”.

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